Scorz’ – The Shelter

La Scorz’ è un rifugio portatile temporaneo. Composta interamente da materiali eco-sostenibili, essa vuole dare un riparo temporaneo ai senza fissa dimora, offrendo privacy e protezione dall’umidità e dal freddo. Progettato per essere di facile produzione, trasporto, utilizzo e smaltimento, essa viene distribuita dalle associazioni di volontari aderenti al progetto “Napoli 2035”, venduta come riparo temporaneo durante festival o eventi che prevedono aree camping e come gioco per i bambini, che la possono colorare a piacimento. 

La Scorz’ non è una casa e non può essere considerata una soluzione definitiva, ma un oggetto che vuole diffondere un messaggio di umanità e di speranza. 

In Italia, come in Europa, sono stati progettati oggetti di arredo urbano per “favorire il decoro urbano”. Essi sono tutti oggetti che poi sono stati categorizzati sotto il nome di hostile design: panchine strettissime, marciapiedi borchiati, angoli di strada con spuntoni di ferro, tutto per evitare alle persone di poter “accamparsi”. Il seguente progetto vuole posizionarsi, tra le soluzioni estreme, agli antipodi di un oggetto simile ed essere più host che hostile. Progettare qualcosa che avvicini piuttosto che respingere. Il fatto che sia composto da materiali riciclabili e deteriorabili (cartone ondulato e plastica) ha una duplice valenza. Per prima cosa non deve durare più del tempo necessario, affinché il senzatetto possa abituarsi a viverci dentro e stanziarsi. Il motivo è che per strada non si muore di fame, ma di solitudine. Il rifugio non deve essere un luogo in cui il senzatetto possa posizionarsi in maniera fissa. La cosa che più fa male alle persone per strada è dover costruire ogni giorno una precaria routine. Molti ormai sanno dove procurarsi cibo e il necessario per superare la giornata, ma non possono fare programmi a lungo termine. La voluta temporaneità del rifugio li spinge a muoversi e a trovare un alloggio, si spera sempre migliore. Possiamo comprendere il motivo per cui molti di loro non amano andare nei dormitori, ma questo non deve avere come conseguenza un totale isolamento.

Il secondo motivo per cui il rifugio “Scorza” è composto principalmente di cartone è perché in questo modo dà l’idea di un “non finito”. Alla base del disegno, c’è uno studio geometrico applicabile a più materiali, anche più performanti del cartone e della plastica. Nell’ipotesi di renderlo un prodotto adatto anche a climi più rigidi, nulla vieta di capire come industrializzarlo anche con altri materiali, ma il cartone offre la possibilità di coinvolgere aziende della filiera della carta che, essendo riciclata, porta con sé le storie delle sue vite passate, offrendoci lo spunto di parlare di riciclo come rinascita e rivincita sociale.

Parte dei materiali utilizzati per produrre i rifugi sono sponsorizzati dall’azienda Formaperta di Nicola Savarese, che ha creduto nel progetto e ci ha fornito la materia prima: il cartone ondulato a doppio strato certificato FSC. Il disegno prende ispirazione dagli origami giapponesi e si sviluppa studiando le geometria delle superfici piegabili.

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